L’ansia è una condizione molto diffusa al giorno d’oggi. Viviamo in una società che ci richiede performance eccellenti in ogni momento, il che non è certo d’aiuto per quanto riguarda la serenità. Soprattutto negli ultimi anni, tantissime persone si sono trovate, a causa dei cambiamenti che hanno investito la collettività, ad avere a che fare con un livello di malessere interiore mai sperimentato prima.

Nelle situazioni in cui questo quadro non è sfociato in patologia – la depressione richiede, infatti, l’intervento di uno psichiatra o di uno psicoterapeuta – si è scelto di ricorrere a rimedi naturali. Numeri alla mano, sono aumentate notevolmente le persone che hanno iniziato a usare l’olio di cannabis.

Questo prodotto innovativo è meglio noto come olio di CBD. Il cannabidiolo, infatti, è il rimedio che fa la differenza in numerosi casi quando si parla di cannabis. Privo di effetti psicoattivi, è stato dichiarato, nel 2017, dall’OMS come non appartenente all’elenco delle sostanze controllate.

In che modo può aiutare chi soffre d’ansia? Grazie alla sua capacità di interagire con i recettori serotoninergici e con quelli del sistema endocannabinoide. In questo secondo caso, si parla nello specifico del recettore CB2.

Cosa dice la scienza

Da sei anni a questa parte – il 2017 può essere definito, a ragione, con un anno spartiacque – la ricerca sul CBD è aumentata notevolmente.

Diversi studi si sono interrogati sulla sua efficacia contro l’ansia. Tra questi, è possibile citarne uno uscito sulla rivista specializzata Neurotherapeutics. Condotto da un team di esperti dell’Università di Neuroscienze di Alicante e da un’equipe attiva presso la New York University School of Medicine, ha posto l’accento, non certo per la prima volta, sull’efficacia del CBD per problematiche come il disturbo d’ansia generalizzato e il disturbo di panico.

Un traguardo che la scienza deve ancora raggiungere vede in primo piano il fatto di fornire riferimenti chiari per quanto riguarda il dosaggio. Ad oggi, infatti, i consigli che vengono dati a chi assume cannabidiolo prevedono una partenza all’insegna delle quantità ridotte. Per aumentarle, c’è sempre tempo.

Il sopra citato olio di CBD ha un grande vantaggio in questi casi. Può essere, infatti, acquistato scegliendo tra differenti concentrazioni. A chi parte da zero, si raccomanda di scegliere la più bassa, attorno al 5%.

Per amor di precisione, ricordiamo che il principio attivo – l’espressione giusta è fitocannabinoide – è diluito in un olio vettore. Quest’ultimo, serve a rendere il cannabidiolo assimilabile da parte dell’organismo umano.

Esistono diverse tipologie di olio vettore. Si va dall’olio d’oliva, noto per i suoi benefici antiossidanti, a quello di semi di canapa, per non parlare dell’olio di cumino nero.

Il CBD è un rimedio adatto a tutti?

Il CBD, o per meglio dire l’olio che lo vede come ingrediente principale, è un rimedio naturale adatto a tutti? La risposta è sì. Come già accennato, non ha effetti psicoattivi. Può, in alcuni casi, rallentare la degradazione, da parte degli enzimi epatici, di determinati farmaci.

Ecco perché è consigliato, prima di iniziare ad assumerlo, chiedere consiglio al proprio medico curante. Un’altra raccomandazione importante prevede il fatto di non prenderlo prima di mettersi alla guida. I prodotti a base di CBD, olio compreso, contengono una percentuale molto bassa di THC. Non è sufficiente a dare luogo a effetti psicoattivi – parliamo di una quantità minima, compresa tra lo 0,2 e lo 0,6% – ma viene rilevata dagli strumenti che le Forze dell’Ordine utilizzano per rilevare gli automobilisti che hanno assunto stupefacenti, e tanto basta per farsi ritirare la patente.

Concludiamo sottolineando l’importanza di tenere sempre la guardia alta per quanto riguarda la salute mentale. Un eventuale peggioramento dei sintomi deve essere seguito da un tempestivo contatto con uno psicologo.

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