Siamo abituati a considerare i capelli come uno dei principali elementi estetici, come una parte fondamentale del nostro aspetto. 

Per questo, quando i primi segni di calvizie iniziano a presentarsi, la tentazione di ricorrere al trapianto di capelli è più che comprensibile. Presi dalla paura e dal rifiuto verso la caduta dei capelli, cerchiamo la soluzione più rapida per poterli recuperare. 

Eppure, è importante informarsi con attenzione prima di procedere con il trapianto di capelli e capire quali sono le principali implicazioni. 

Oggi, scopriamo insieme come funziona il trapianto, dopo quanto si iniziano a vedere i primi risultati e a chi è consigliato. Quando conviene procedere con il trapianto? 

Come funziona il trapianto 

Negli ultimi anni, il metodo più diffuso per il trapianto di cappelli è quello del “trasferimento” dei follicoli. 

I follicoli piliferi vengono trasferiti dalle zone più folte – le zone più resistenti all’azione degli androgeni (es, la nuca) – fino alle zone dove è visibile il diradamento. 

Specifici strumenti chimici permettono di recuperare i follicoli uno alla volta, in modo estremamente delicato e preciso. 

Dopodiché, le singole componenti vengono conservate e poi reimpiantate direttamente sul cuoio capelluto nella zona d’interesse. 

Questi “nuovi capelli” sono destinati a cadere dopo un paio di mesi, siccome l’intervento chirurgico li ha indeboliti. Tuttavia, i bulbi piliferi restano in posizione e portano alla nascita di nuovi capelli forti e resistenti. 

Per iniziare a vedere una vera e propria ricrescita è necessario aspettare dai tre ai quattro mesi dopo l’intervento. 

Il trapianto di capelli non è certamente un’operazione rapida e con risultati istantanei. È necessaria pazienta e cura del cuoio capelluto, che deve essere incitato e rafforzato nella produzione di nuovi capelli. 

A chi si rivolge

Vediamo ora quali sono i pazienti giusti per il trapianto di capelli, a chi si rivolge questo tipo di intervento e quando vale la pena prenderlo in considerazione. 

In linea di massima va detto che, eccetto per alcune malattie, nel 95% dei casi la perdita dei capelli è dovuta a motivi genetici, pertanto, le lozioni e i prodotti per frenare la perdita sono poco efficaci. 

Detto ciò, il primo elemento da considerare è l’età del paziente. Sotto i trent’anni, il trapianto va valutato attentamente.

Questo perché il diradamento potrebbe essere dovuto a cause diverse e il trapianto di capelli potrebbe non avere gli effetti desiderati (potrebbe non durare a lungo). 

In questi casi, è bene prendere in considerazione altre alternative, come le terapie mediche che puntano a rafforzare il più possibile i capelli rimasti.  

In età avanzata, l’elemento da prendere in considerazione prima del trapianto è il numero di aree donatrici. Quante zone sono rimaste? 

Per poter ottenere un risultato quanto più naturale e armonioso possibile, è possibile recuperare solo il 15%/20% dei bulbi da ogni zona donatrice. È quindi necessario che sia disponibile abbastanza spazio. 

In generale, è bene richiedere l’opinione di un esperto ed effettuare una visita di controllo prima del controllo, così da avere la certezza di aver preso la giusta decisione. 

Meglio sempre chiedere consiglio, in modo da evitare errori dettati dall’agitazione momentanea.

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