La conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale

a cura di: Ufficio Stampa Sorgente

Durante i nove mesi della gravidanza i futuri genitori vivono momenti di gioia ed euforia per il bambino che sta arrivando. Questo periodo però è anche il momento in cui le coppie devono prendersi le proprie responsabilità, cominciando a decidere che cosa è meglio per il proprio figlio.

Tra le scelte importanti da prendere c’è quella che riguarda la conservazione del cordone ombelicale. Le cellule staminali cordonali, infatti, rappresentano un patrimonio biologico molto importante dal punto di vista clinico; il nostro Ministero della Salute ha confermato che grazie a esse è possibile trattare circa 80 patologie (per altre malattie sono in corso numerosi studi scientifici).

Prima di sottoporsi a un trapianto, un malato deve riuscire a trovare un donatore che sia compatibile, un’operazione tutt’altro che semplice. La probabilità, infatti, di reperire una persona compatibile si aggira intorno allo 0.002-0.001% (in pratica 1 persona su 50.000/100.000) [1]. Nel caso di trapianto di staminali cordonali i requisiti di compatibilità sono meno vincolanti, se paragonati a quelli che esistono per i trapianti di cellule ottenute da altri tessuti. Questo perché le staminali del cordone ombelicale si qualificano come più “immature ” sul piano immunologico in confronto ad altre tipologie di staminali;  questa caratteristica rende meno stringenti i criteri di compatibilità per trapianto  delle staminali cordonali [2].

Chi decide di conservare in una biobanca privata il cordone ombelicale del proprio bambino può utilizzare il campione raccolto quando desidera, in caso di necessità clinica, poiché le staminali sono disponibili immediatamente. Tali cellule sono ovviamente compatibili al 100% con il donatore; le probabilità di compatibilità scendono poi fino al 50% nel caso in cui i riceventi siano i genitori e fino al 25% nel caso dei fratelli del donatore. Occorre infatti ricordare che è possibile utilizzare le cellule staminali conservate privatamente sia per un trapianto in cui donatore e ricevente coincidono (si parla dunque di trapianto autologo), sia per un trapianto in cui il ricevente è un familiare del donatore. Il cosiddetto trapianto allogenico intrafamiliare è infatti il caso più frequente e riguarda soprattutto fratelli e sorelle di chi ha generato le staminali conservate.

 

Per ulteriori informazioni sulle cellule staminali del cordone:  www.sorgente.com

 

Note

  1. Sun, A.N., et al., [Clinical study on haploid HLA-matched hematopoietic stem cell transplantation for treatment of malignant hematological disease]. Ai Zheng, 2006. 25(8): p. 1019-22.
  2. Francese, R. and P. Fiorina, Immunological and regenerative properties of cord blood stem cells. Clin Immunol, 2010. 136(3): p. 309-22.

3. Fonte EBMT – Survey on transplant activity 2009.

Comments

comments